Una raccolta di immagini silenziose accompagnate da parole sommesse…

Piagato il tempo e, lacrimato di mare, accecato di luce scava il volto delle mura addossate al mare. L'immortalità, inaccettabile dono, è sopruso e violenza. Indossare l'anima nel corpo silenzioso che respira forte conoscerà alba e tramonto. Patrizia G.

Fiorenzuola di Focara. E' incantevole attraversare le vie e i crocicchi di questo paese medioevale. In un territorio abbarbicato nel Parco del Monte San Bartolo, il cielo in unico sguardo incontra il mare con l'eco lontano dell'onda. Lungo le rupi odorose di ginestre, lavanda e rosmarino, sui sentieri baciati dal sole e carezzati dal vento salmastro, ho incontrato il silenzio. Anna C.

inanellata da onde afferrate dal vento fradicie di marosi , vele tese al desiderio di volo, la pioggia rovesciava l'argento degli ulivi sul dipinto di un sogno profumato dalla forza delle zagare. Patrizia G.
CANTICO DI FRATE SILENZIO
=========================
Benedetto sii, mio Signore, per frate silenzio
che rinfranca lo spirito,
rasserena la mente, addolcisce lo sguardo
e innalza i cuori verso di Te.
Benedetto sii, mio Signore,
per coloro che parlano poco
e hanno capito che ci hai dato una bocca e due orecchi
per farci dire una parola e ascoltarne sette.
Benedetto sii, mio Signore,
per la quiete dei boschi e delle campagne,
per le piccole chiese dei piccoli borghi,
per i giovani che guidano moto con marmitte omologate,
per gli automobilisti che non rompono con i clacson,
per chi in casa sa ben dosare il volume di stereo e televisore,
per coloro che a tavola non alternano un discorso ad ogni boccone,
per chi ancora si intenerisce guardando un’alba o un tramonto
e si commuove ascoltando una sinfonia.
Benedetto sii, mio Signore,
per gli uomini e le donne che parlano a bassa voce,
per le volanti della polizia e per le autombulanze
che fanno un adeguato uso delle sirene,
per i poeti che evitano di recitare
a tutti i costi le loro poesie
e per tutti quei genitori e nonni
che non passano le loro giornate
a decantare intelligenza e virtù di figli e nipoti.
Benedetto sii, mio Signore,
per chi non sta sempre lì a criticare il prossimo
e riesce a vedere la trave che ha nel proprio occhio
e non la pagliuzza nell’occhio del suo vicino,
per chi è portatore di pace e di armonia,
per chi ama il silenzio
e ha ben compreso che principalmente nel silenzio
troviamo la strada
che ci avvicina a Te.
Raffaele Pisani
Raffaele Pisani – Via Plebiscito, 887 – 95124 CATANIA – Tel. 095 442926 –
333 3548111
Le invio le riflessioni nate dagli stimoli suggeriti da Lei e dai suoi colleghi in occasione dell’incontro preliminare mercoledì 23 gennaio 2013 e di quello dello scorso giovedì 14 febbraio, tardo pomeriggio, sul silenzio in rapporto all’educazione, presso La libreria dei Ragazzi di Milano.
Cos’è per te il silenzio?
Per me il silenzio … è contattare l’insondabile e il mistero.
A volte è immenso come l’universo …
A volte è terribile come l’abisso …
Perciò evoca l’infinito, ma anche il vuoto.
Mi libra oltre l’atmosfera e oltre il mondo visibile.
Oppure lo sfuggo come un mostro invisibile che voglia fagocitarmi o inghiottirmi in tenebre solitarie e inospitali.
In questo momento della mia vita prevale l’anelito al silenzio per valicare il limite, per cercare la connessione sottile con la comune umanità degli altri e con il tutto.
Ma lustri di vita frenetica e di parola invadente mi hanno tarpato le ali. E sono tortuosi i tentativi di crearne di posticce o di farsele ricrescere per ritrovare la dimensione angelica ed apollinea dell’essere. O per consentirmi il tempo, ora o mai più.
Io e il silenzio, perché
per reimmergermi nella natura e nella notte nel contatto misterioso con l’esistenza, con l’universo più esteso, oltre i confini della mente.
Per concentrarmi su un’attività di lavoro o di ricerca.
Per trovare risposte a qualche problema,
Per consentirmi tempo di qualità per me stessa.
Per liberarmi dall’influsso confuso dell’iper-informazione coatta.
Io da sola quando
durante una malattia, una convalescenza; in un periodo di crisi o di vuoto sentimentale, in un periodo di crisi esistenziale.
Io da sola dove
nelle chiese e nei palazzi del nostro patrimonio “storico” sede di musei o di iniziative culturali;
d’estate in vacanza sulle spiagge di oasi naturalistiche o di notte; camminando in luoghi di campagna, collina, montagna o in boschi e prati o lungo fiumi e torrenti incontaminati e solitari.
Io con chi
durante le lezioni esperienziali e i seminari residenziali con i corsisti ed i didatti del corso di counseling ad indirizzo gestaltico.
Mensilmente con i membri del gruppo “Nutrire l’anima”.
Con mio marito nei pomeriggi assolati, nei tramonti in collina, nelle notti stellate dell’estate quando siamo soli tra di noi.
Con lui ed altri sconosciuti spettatori ai concerti di musica classica.
Più raramente in incontri di preghiera, meditazione, arteterapia.
Le invio anche una mia poesia scritta a dicembre 2012, scritta in un momento di “silenzio” e che secondo me indirettamente verte su questo tema:
Meditazione dicembrina
La bruma soffusa
dell’inverno
ovatta gli echi
di antichi dolori.
La brina cristallina
del mattino
arabesca
i sentimenti.
La luce crepuscolare
del solstizio
avvolge in grembo
l’anima.
L’armonia sommessa
della musica interiore
acquieta
le emozioni.
Il cuore
si scioglie
in compassione
per l’umana genia.
Maria Piera Pelizzoni – Milano, 7 dicembre 2012
Grazie mille Maria Piera di aver voluto condividere i suoi pensieri e i suoi versi.
Federica
Vi sono silenzi che possono far male più delle parole
silenzi che dividono e squarciano il cuore,
silenzi che distruggono e inaridiscono,
silenzi pieni d’incomprensione.
silenzi pieni di attese che inaridiscono il cuore,
vi sono poi silenzi colmi d’amore e di tenerezza,
sono quei silenzi che riempiono il cuore con uno sguardo,
con un sorriso, con una carezza ed un gesto.
L’abilità, la difficoltà e la fatica sta nel capire quale silenzio
in quel momento stiamo vivendo il silenzio che divide o quello che unisce?
È un esercizio da praticare ogni giorno e serve a mettere alla prova noi stessi e gli altri, a capire se sappiamo amare e comunicare fino in fondo, se siamo in grado di metterci in gioco o preferiamo comodamente chiuderci in noi stessi e nelle nostre congetture…
Il silenzio é la voce di Dio ché parla in noi.
il miglior commento è con il silenzio
In un silenzio diverso (2010)
La morte, che tutto livella,
conosce il mandala del ragno.
Sotto il ciel sbarrato dei sepolti
a mille e mille siedono intorno
pensieri di pietra. Nelle ceneri
della meraviglia, illacrimata
tomba all’ombra di cipresso
avrà uno dei miei fiori per te.
La franata felicità del canto
natalizio si scioglie nel vuoto,
in un silenzio diverso Achille
udrà la neve e una preghiera.
(vorrei qui lasciare l’ultima poesiuola e salutare molto cordialmente)
Sordità (1998)
Ospedale SS. Giovanni e Paolo:
lunghi corridoi di suoni frantumati,
la vertigine a ogni passo (ma bisogna
marciare, non marcire). E di fronte
a me l’isola veneziana di San Michel,
dov’è sepolta la bisnonna materna
Caterina Zennaro. Se a un tratto,
nell’incendio di questa lunga estate,
la mia figura si dovesse appannare
allo specchio, che mi si seppellisca
sotto a quei cipressi cinti dall’acque.
E si scriva l’epitaffio: Ecco, qui giace/
chi trovò nella pace/ la sua ultima face.
(alegher, alegher! El bius del chiul l’è negher)
In perfida Albione (2010)
“O’ miser huom che pensi d’essere”
trovo inciso nella Beauchamp Tower
di Londra, dove venivano imprigionati
coloro a cui, seppur avevano salva
l’anima, dalla corona non era risparmiata
la vita. La pioggia taglia il silenzio.
E, affacciato a questa finestra aperta
su tanto grigiore, l’autunno sembra
accartocciarsi nel cortile del castello.
(questa un po’ più recente con Midgard Editrice)
Ritratto del pathos (1992) A Francesca B.
Timpani fulminei, archi infuocati,
ottoni attorti, legni in frantumi:
si sforacchia spartito scarabocchiato
in fretta sulla catasta fumante.
Poche battute: Presto – la Nona
di affratellate schiere: il musico non ode
più l’orchestra. Buoni per la cirrosi,
calice di vino della Mosella, mezzouovo
sodo. Quei pessimi ussari a cavallo,
regalo dell’osteria “Il Cammello”, l’altr’anno;
scapigliatura nell’ovale e il quadro
del nonno. Sullo scaffale qualche messa
di Bach, il Don Giovanni di Mozart,
la Messiade di Klopstock, La Tempesta
di Shakespeare, liriche immortali di Goethe.
Nella rimembranza di vecchia fiamma,
così come quercia da aspre folgori è scossa
ecco fremer una mano sull’Hammerklavier
dai tasti cariati, affondando una lagrima
tra le pieghe di inaudito cromatismo.
Al leggìo la sconcertante atonalità del vuoto;
di candelieri d’argento un solo lume acceso:
cera che sciogliesi in vertiginoso silenzio.
Un volto, un’anima: Ludwig van Beethoven.
(tratto dal mio vecchio libro di poesie Eros & rossore)
L’esperienza in gruppo di ieri 15 settembre, su Campello del Clitunno, è stata per me come un varco sensoriale sulla soglia del silenzio, una riscoperta delle energie della quiete come in un giardino zen dal pettinato ghiaino.
Cè un tempo per stare con la propria moglie un tempo da dedicare ai figli un tempo personale ed è proprio li che nel silenzio si incontra Dio. Sembra strano ma qualcosa di cosi preziosa cambia la vita come una foglia caduta nel fiume cambia il corso.
Silenzi d’autore…
:::::::::::::::::::::::::::
Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare
e il silenzio della città quando si placa
e il silenzio di un uomo e di una vergine
e il silenzio con cui soltanto la musica trova linguaggio
il silenzio dei boschi prima che sorga il vento di primavera
e il silenzio dei malati quando girano gli occhi per la stanza e chiedo:
Per le cose profonde a che serve il linguaggio?
Un animale dei campi geme una o due volte quando la morte coglie i suoi piccoli
noi siamo senza voce di fronte alla realtà noi non sappiamo parlare.
Un ragazzo curioso domanda a un vecchio soldato seduto davanti alla drogheria:
Dove hai perduto la gamba?
E il vecchio soldato è colpito di silenzio e poi gli dice:
Me l’ha mangiata un orso
e il ragazzo stupisce mentre il vecchio soldato muto
rivive come un sogno le vampe dei fucili
il tuono del cannone
le grida dei colpiti a morte e se stesso disteso al suolo
i chirurghi dell’ospedale
i ferri
i lunghi giorni di letto
ma se sapesse descrivere ogni cosa sarebbe un artista
ma se fosse un artista vi sarebbero più profonde ferite che non saprebbe descrivere.
C’è il silenzio di un grande odio
e il silenzio di un grande amore
e il silenzio di una profonda pace dell’anima
c’è il silenzio degli dei che si capiscono senza linguaggio
c’è il silenzio della sconfitta e il silenzio di coloro che sono ingiustamente puniti
e il silenzio del morente la cui mano stringe subitamente la vostra
c’è il silenzio che interviene tra il marito e la moglie
c’è il silenzio dei falliti
il vasto silenzio che copre le nazioni disfatte e i condottieri vinti
c’è il silenzio di Lincoln che pensa alla povertà della sua giovinezza e il silenzio di Napoleone dopo Waterloo
e il silenzio di Giovanna D’Arco che dice fra le fiamme
Gesù benedetto
e c’è il silenzio dei morti.
Se noi che siamo vivi non sappiamo parlare di profonde esperienze perché vi stupite che i morti non vi parlino della morte?
Il loro silenzio avrà spiegazioni quando li avremo raggiunti.
Edgar Lee Masters
Nella chiesa di San Marco a Milano, ultima cappella a destra. c’è in questi giorni un’installazione luminosa di Bill Viola. Tre piccoli schermi, e una lenta, quieta, silenziosa marcia nel bosco. Senza inizio e senza fine, si sta e si partecipa in umiltà uniti a chi, come tutti, è in cammino.
Silenzio è saper ascoltare: accogliere parole, suoni, pause, come preziosi tesori. Saper ascoltare vicendevolmente, reciprocamente è il senso della vita.
Silenzio è soprattutto non puttaneggiare sulla parola con versi d’accatto.
Ho appena sentito jalla-jalla, Radio Popolare e, incuriosita, sono andata a cercare il vostro sito… interessante; ma quando sono andata a guardare il settore dedicato alle immagini del silenzio, mi è capitata una cosa strana… la prima fotografia, quella di quell’albero, credo un vecchio fico, orribilmente “potato” direi invece capitozzato… a me, personalmente, non evoca il silenzio, ma sento un forte urlo di vita, di ribellione, che mi fa star male… sento il grido della linfa, della vita che c’è in quell’albero… e mi chiedo, come è possibile? Non esistono solo le “parole” con cui comunicare… silenzio non deve essere uguale a “bavaglio”…
Un cordiale saluto
Brigitte
Sin da ragazzo, quasi per istinto, ho apprezzato il silenzio. In famiglia, questo stato di “quiete interiore” veniva considerato una alterazione psicologica, quindi poco intelligente.
Raccoglievo tale “messaggio” come se nulla accadesse, ma nemmeno tentavo di cambiare il mio essere.
Tutta la mia lunga vita (87 anni compiuti) è stata vissuta con riserbo, quasi fossi assente. Ho amato però sempre camminare per raggiungere i contadini che coltivavano le vigne ed altri poderi della famiglia. Da loro, analfabeti non per scelta, ho appreso molto e spesso ritornano alla mia mente i loro consigli sulla natura che amavano lavorando e producendo. Tali ricordi mi rendono felice. Sembrano dei sogni.
I versi di Paolo Fiore li accolgo come segno di speranza per le future generazioni. E non mi dispacerebbe comunicare con altri ed altri la migliore arte della vita: il silenzio.
Come lei anziana, come lei amo il silenzio.
Ma amo anche le belle parole e intuisco spesso i bei pensieri di famiglia ed amici.
L’italiano non è la mia lingua materna. Curo molto la forma di esprimermi e di scrivere, ma il risultato non è ottimo.
Susy
Solo oggi leggo le sue parole e la ringrazio per il commento e l’auspicio.
Il silenzio può essere un percorso parallelo, una camera di decantazione dove prendono corpo le parole e contemporaneamente la stadera che le pesa, quella rappresentazione privata ed intima che precede il linguaggio verbale, lo plasma e lo purifica dai rumori di fondo.
Se mi fornisce un suo recapito sarei lieto di recapitarle alcuni miei lavori.
Paolo Fiore, e-mail: paolo_f65@libero.it
C’è un bellissimo proverbio siciliano che dice: “A megghiu palora è chidda ca nun si dici”.
Tradotto: la miglior parola è quella che non si dice!
Ciao.
Penso che il silenzio costituisca una dimensione della nostra esistenza che ci aiuta a rendere più eloquenti le parole, a volte più eloquente delle parole stesse, un vero metalinguaggio.
Propongo un contributo personale alla riflessione sul concetto di silenzio, in due componimenti:
LE PAROLE DEL SILENZIO
In mezzo al rumore di tante parole, Io,
ti guardavo in silenzio…
Tu, ridevi, ballavi, bevevi,
coloravi il silenzio;
Il Silenzio è uno spazio interiore,
un filo che lega le cose
scavalcando le parole,
quelle che già ci siam detti,
quelle che ci diremo ancora…
in silenzio.
Paolo Fiore
( tratto da ” Ombre di parole ”
Ed: Ibiskos-Ulivieri 2008 )
PRIMA DELLE PAROLE
Ci strugge di malinconia,
ci infiamma di gioia
una leggera piega delle labbra
che racconta, prima delle parole,
il passaggio di stagione nei nostri cuori
e soffia la polvere dai pensieri
sospesa sopra gli occhi;
Le palpebre muovono di nuovo il tempo.
La parola prende forma dalla vita…
mentre scorre,
la vita forma le parole…
solo per berle.
Paolo Fiore
( tratto da ” La felicità è fatta di occhi che si riconoscono ”
Ed: Ibiskos-Ulivieri 2011 )