Le parole del silenzio e il linguaggio delle emozioni

29-31 agosto 2013
laboratorio a cura di Nicoletta Polla-Mattiot

Il primo giorno si esplorano i sensi del silenzio (vista, udito, olfatto, tatto, gusto). Ciascuno ha i suoi tempi e ci insegna che l’ascolto può avere tanti “passi” diversi, cogliere l’istante, intenso e subitaneo, di una madeleine come aver bisogno della lenta, concentrata contemplazione.

Il secondo giorno si attraversano le emozioni del silenzio: quello che ci lascia senza parole può trovare un’altra voce, può essere scritto oppure può mettersi in risonanza con i racconti degli altri, poeti, scrittori, musicisti, attori, amici, vicini…

Il terzo giorno si pratica il linguaggio del silenzio (rifondate nel silenzio, le parole tornano “sorgive”, riacquistano forza e l’espressività originaria). Ci sono parole che andrebbero pronunciate sempre come se fosse la prima volta e parole che non vorremmo mai usare. Parole che vanno dette una volta per tutte. E parole che è ora di dire, adesso.

2 risposte a Le parole del silenzio e il linguaggio delle emozioni

  1. Donatella Fanni scrive:

    Il silenzio non è un vuoto che fa paura, ma un “contenitore di ricchezze interiori”. Come Leopardi nell’Infinito “..il naufragar m’è dolce in questo mar…” (sto scrivendo facendo memoria ), il silenzio può essere anche paragonato all’infinito, ad un infinito carico di emozioni, carico dei tanti aneliti esistenziali.

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