![]() |
|
|
Fermamente decisi a riconciliare l'uomo con i suoi limiti, e a invitarlo a prendere parte allo spettacolo dell'universo, siamo salpati il 3 maggio dell'anno 2002 dal porto di S. Remo a bordo dell'imbarcazione Gemini Lab. Nel secondo giorno di navigazione, mentre eravamo intenti a osservare esseri viventi e a raccogliere meravigliose storie, con vento da Levante, al largo delle coste del Mar Ligure, abbiamo avvistato e raccolto una creatura dall'apparenza mezzo uomo e mezzo pesce che parlava con un inconfondibile accento siciliano e rispondeva al nome di Cola. Costui, dopo averci consegnato una pergamena finemente decorata, si gettava con un balzo dalla nave e scompariva fra le onde. Di seguito il testo del prezioso manoscritto, riportato sommariamente da Eletta Revelli (biologa, ricercatrice) e Claudio Mustacchi (docente di pedagogia dell'animazione) per conto dell'equipaggio del Gemini Lab e del suo comandante Ignazio Cavarretta.
|
vedere le foto...? Cliccaci su!
Vuoi vedere le foto...? Cliccaci su! Chi c'era nel racconto di Anna Maria Bibliografia |
Il mare è abitato da creature meravigliose e straordinarie, che lo stesso pensiero fa fatica ad accogliere e si smarrisce e si spaura di fronte a tanta vastità e varietà di esseri. Osserviamo ad esempio l'oloturia Giapponese. Si tratta di una specie che vive in Giappone, che, grazie alla presenza di un particolare tessuto connettivo, quando viene presa in mano si irrigidisce. Ma questo fenomeno si osserva normalmente in tutti gli echinodermi (phylum a cui questa oloturia appartiene, vedi stelle marine e oloturie in generale), la grande differenza sta nel fatto che se si continua a manipolarla, l'animale si "scioglie" e non ha più una forma precisa. Se viene lasciato tranquillo, si ricostituisce nella sua solita forma. Che dire poi del sonno dei cetacei. Illustrano Notarbartolo di Sciara e Demma, nella dotta "Guida dei mammiferi marini del Mediterraneo" che per la maggior parte delle specie pare che non esista un sonno profondo vero e proprio, ma bensì una forma di dormiveglia passato in superficie, con atti respiratori compiuti a intervalli regolari, nel corso del quale il cetaceo, più che dormire, riposa. Non è infrequente, soprattutto nelle giornate di calma piatta, imbattersi in gruppi di cetacei in questa condizione; in genere il gruppo si muove lentamente, in formazione serrata, e la protezione dai predatori di questi animali appisolati è affidata alla consapevolezza collettiva del branco". Non si può del resto non restare stupiti e impressionati quando ti nuota accanto una balenottera azzurra. E' la specie animale più grande che sia mai vissuta sulla Terra: può raggiungere i 30 metri e le 120 tonnellate di peso. I mammiferi che frequentano i mari sono forse gli esseri che più offrono sorprese ed enigmi allo studioso e appassionato di cose del mondo. Pensiamo all'uomo. Questo essere, che condivide con la nostra specie alcuni rami dell'evoluzione, non era in origine adatto all'ambiente marino, ma è riuscito a frequentare quasi stabilmente il mare, nonostante non offra al suo corpo possibilità di sopravvivenza. Non si tratta di un vero e proprio adattamento delle strutture biologiche ma di una trasformazione del comportamento, realizzata grazie ad una stupefacente proprietà fornita dall'evoluzione a questa specie. Gli uomini sono in grado di utilizzare gli apparati di comunicazione per creare complesse illusioni di realtà che si scambiano da un individuo all'altro grazie a specifiche capacità della memoria. Quando la sommità del mare si fa scura e la luce scompare dalle sue superfici, quando le acque si placano e si fanno più tiepide, provate ad avvistare il ventre tondo di una nave, avvicinatevi in silenzio, facilmente al suo interno ne troverete un gruppo. Se siete fortunati potrete ascoltare fra lo sciabordio delle onde, i suoni sommessi e struggenti dei marinai (una sottospecie molto particolare) che si scambiano attraverso le voci i ricordi dei luoghi che hanno lasciato, i racconti degli amori, delle lotte, delle attraversate. Sarete impressionati e commossi dalle proprietà di quei suoni, che vi potranno confondere dandovi l'illusioni di ritrovarvi anche voi negli spazi terrestri da cui gli uomini provengono, di abbracciare sensuali fanciulle o appassionati ragazzi: soffrirete i loro dolori, gioirete dei loro piaceri. E' uno degli spettacoli più affascinanti e inquietanti dell'universo (non attardatevi molto. Potreste correre il rischio di incrociare i loro sguardi, sono particolarmente diffidenti ed aggressivi, non esiterebbero ad assalirvi). Quest'incredibile capacità specie-specifica di generare e scambiarsi similitudini di realtà tramite gli apparati comunicativi e mnemonici, fa sì che si riuniscano in gruppi sociali dove mondo reale e illusione si confondono (studi recenti sembrano mostrare l'importanza dell'illusione per l'aggregazione sociale). Si scambiano, l'un l'altro, racconti con lo scopo vicendevole di spaventarsi, divertirsi, eccitarsi, commuoversi, e alla fine nel loro cervello c'è una tale confusione che i loro comportamenti possono essere compresi solo se si individua l'illusione che li muove. I fondali marini sono pieni di resti di navi con il relativo contenuto di marinai che sono state affondate da individui della stessa specie per scopi biologicamente inspiegabili. Ricostruito il racconto che gli uomini hanno creato non è però difficile spiegare i loro bizzarri atteggiamenti. Ricordo una sommità di montagna marina la cui punta emergeva dall'acqua. Le imbarcazioni umane si tenevano ad un'enorme distanza, uno specchio di mare molto superiore alla ragionevole lunghezza necessaria per evitare lo scoglio. Capii i motivi dell'inutile girovagare quando udii provenire dalla nave la parola "Sirena". Si tenevano alla larga perché ritenevano quel luogo dimora di un essere mostruoso. Un uomo di nome Physiologus così descriveva le Sirene: "Sono mortifere creature fatte come esseri umani dalla testa all'ombelico, mentre le loro parti inferiori fino ai piedi sono munite di ali. Emettono melodiosi suoni musicali e molto aggraziati, e così incantano le orecchie dei marinai e li attraggono a sé. Affatturano l'udito di quei poveretti con la meravigliosa dolcezza del ritmo e così li addormono. Infine, allorché si avvedono che i marinai sono immersi in sonno profondo, piombano loro addosso e li fanno a pezzi". Naturalmente, dato che tale descrizione è frutto di invenzione, il mostro può, di narrazione in narrazione, può cambiare completamente sembianze. Ultimamente gli uomini sostengono che la sirena sia un essere dalle proprietà amatorie straordinarie e dalle fattezze metà umane e meta ittiche (descrizione che le fa somigliare singolarmente a Nicola-pesce, mio devoto amico, che conobbi mentre cercava sul fondo del mare la corona del re di Messina). Un'altra immagine, a noi più familiare…, è quella del Leviatano, un mostro marino che notte e giorno si sforza di mettersi in bocca la propria coda, senza però riuscirci per via della grandezza. Mi sembra giusto interrogarsi sul significato evolutivo di tanta capacità evocativa ed illusoria. Dato che tutto ciò che esiste svolge un ruolo specifico nelle relazioni naturali. Questa, chiamiamola così, "funzione narrativa" ha dato agli individui della specie umana una straordinaria possibilità di sopravvivenza. Scambiandosi gli uni con gli altri mondi illusori, gli uomini si scambiano anche in grande quantità regole di comportamento, strategie d'azione, consigli, avvertimenti. La ridondanza e l'illusione narrativa sono elementi chiave dello scambio comunicativo. Se un uomo permane in vita grazie a un tronco d'albero che galleggia nell'acqua, la cosa non gli è sufficiente, pensa già al racconto che farà agli altri. E' il racconto non sarà un semplice "sono stato a galla con un tronco". Se così fosse nessuno troverebbe grande interesse, il sopravvissuto non riunirebbe molti uditori, e la nuova strategia di sopravvivenza in mare sarebbe ignorata. La narrazione viene invece arricchita di particolari più o meno fantasiosi e emozionanti che avvincono l'ascoltatore con la loro potenza evocativa: la paura delle profondità, l'aiuto degli dei, la forza del mare, i mostri acquatici. E chi ascolta, non ascolta soltanto. Se così fosse replicherebbe l'azione senza alcuna novità. Immagina già come si potrebbe evitare il contatto con l'acqua, ingraziarsi gli dei, sfruttare il movimento del mare, sfuggire ai mostri. Nel giro di qualche migliaio di anni e di relativi racconti, quel tronco si è trasformato in strumento per muoversi sui mari: "La nave". Un essere biologicamente terrestre riesce ad affrontare l'ambiente marino. E' fenomeno straordinario se pensiamo ai normali tempi evolutivi. E' evidente che una tale un comportamento adattivo non poteva che evolversi in maniera esponenziale quanto rapidamente otteneva di mutare l'insieme dei comportamenti di questo animale. Emblematico è la storia di un individuo della specie umana, di nome Francis Bacon, che un giorno narrò: "Nostro fine è la conoscenza delle cose per estendere l'umano potere verso la conquista di ogni possibile meta". Un'immagine che evocava scenari di conquista, beatitudine, prosperità e affascinò moltissimo i suoi uditori. Tale storia fu in seguito continuamente narrata e perfezionata, diede così vita a molteplici discorsi sul miglior metodo per metter ordine nel proliferare dei racconti e distinguere gli eventi frutto della fantasia da quelli riconoscibili come veri. Ciò causò un grosso risparmio di energie nelle strategie di sopravvivenza di quella specie. Nel caso ad esempio degli scogli sul mare, non furono più ritenuti dimora delle sirene, gli uomini navigano ora in loro prossimità, mantenendo solo la distanza necessaria a non cozzare contro l'ostacolo, con grande economia di rotta. La specie incominciò così a riprodursi e spopolare, é considerata una delle più diffuse della terra e, come noto, non è raro incontrarne anche nei mari a certe condizioni di habitat. Presumibilmente però questa sua straordinaria capacità narrativa, nella sua forma evolutiva attuale, può essere una causa di futura estinzione. Alcuni studiosi ipotizzano che la ridondanza evocativa e fantastica, presente un tempo in grande quantità nella "funzione narrativa", abbia assolto un effetto regolatore degli istinti aggressivi presenti in questa specie in maniera particolarmente forte (è uno dei più temibili predatori). L'effetto di spavento, di timore, di controllo comportamentale, di soddisfazione allucinatoria, contenuto nei racconti consentiva una convivenza equilibrata fra questa specie e quelle a lui prossime nella catena alimentare. A dimostrazione di ciò viene citato l'esempio del cambiamento provocato nel gruppo umano dei balenieri giapponesi. La caccia era originalmente regolata da indicazioni di carattere fantastico rituale che limitavano molto l'aggressività del predatore. Oggi vere e proprie fabbriche galleggianti trasformano rapidamente enormi quantità di cetacei in confezioni alimentari pronte per l'uso, senza alcun tabù per le eventuali anime contenute nell'animale predato. Altri ricercatori fanno notare come molti individui umani (che di norma appartengono alla sottospecie denominata "uomo di scienza") abbiano accumulato una grande quantità di conoscenze straordinarie e significative che potrebbero rimediare ai rischi d'estinzione a patto però di produrre una narrazione convincente in grado di modificare il comportamento della maggioranza dei membri della specie. Ma queste conoscenze stentano ad essere scambiate con gli individui delle altre sottospecie. Forse perché il spesso il racconto è privo di quell'effetto di fascino, emozione, colore narrativo, passione, che era originariamente il collante delle comunicazioni intraspecie o forse perché non riesce a scalfire la convinzione che l'uomo sia una specie privilegiata, per qualche superstizioso motivo superiore alle altre ed esente, per indubbie proprietà magiche, dai rischi d'estinzione che appartengono a tutti gli esseri. Lo confesso sono un appassionato adoratore di questa specie fra le più temibili, ma anche fra le più poetiche, é l'unica specie che io conosca che sia in grado di narrare l'universo. Non so cosa sia più affascinante: il dente a punta del Narvalo o il racconto dell'uomo che immagina che quel dente piantato sul muso del cavallo e crea l'Unicorno. So però che quando togliamo al Narvalo il suo dente questo muore e così temo anche per l'uomo se lo priviamo dei sui racconti. Invoco quindi protezione per il dente del Narvalo e per la fiaba dell'unicorno.
ETELOSSO MICA CATIRRIMI, Serpente di mare, profondo studioso del mondo superficiale. |