Mappa delle adesioni delle Associazioni alla giornata contro la violenza sulle donne

Questa mappa è stata creata con la collaborazione dello staff del Progetto europeo “Scrivere Oltre il Silenzio – la promozione delle competenze autobiografiche in aiuto delle donne che hanno subito violenza” e della comunità di Collaboratrici e Collaboratori Scientifici della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (www.lua.it).

 

Nelle etichette dei cursori su questa mappa trovi i riferimenti delle Associazioni e degli Enti che stanno aderendo all’iniziativa di Scrittura Simultanea on line e, laddove segnalato, data e luogo degli eventi pubblici. La mappa viene aggiornata regolarmente in base alle iscrizioni su www.lua.it/beyond.

 


Visualizza 2013 – Iniziative Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne in una mappa di dimensioni maggiori

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  1. deborak

    Salve, comunico il mio indirizzo mail per poter partecipare alla evento del 24 nov p.v e per aver informazione su Roma dove è possibile prendere contatti con altre vs. Occasioni di incontro
    Grazie, buona giornata

  2. gabriella

    Il coraggio delle donne

    Sono forti e coraggiose le donne quando sopportano violenze di ogni tipo, per salvaguardare quel che resta di famiglie,che non sono più tali.

    Sono la speranza del mondo, le donne, in qualsiasi circostanza continuano a far nascere uomini, che poi le tradiranno.

  3. anna maria becherini

    Ai figli, alle figlie, non dobbiamo mai più dire frasi del genere:
    - Prima di darti il permesso di fare questo o quello, dobbiamo sentire che dice papà.
    - Hai sbagliato, sono delusa; stasera lo dico a papà, e vedrai…
    - Sì, va bene, visto che insisti…ma non lo diciamo a papà.

    Insomma, non presentiamo fin dall’inizio il papà come l’autorità assoluta senza la quale la donna/madre non decide alcunché e che, al limite, si può ingannare. Educare al corretto rapporto fra i generi comincia dal quotidiano della famiglia, dagli atteggiamenti, dal linguaggio, da chiare prese di posizione quando è necessario, ma anche da cose semplicissime cui spesso non si pensa. E dalla sorveglianza sui messaggi che passano da fuori: scuola, palestra, chiesa, catechismo…perché il pericolo e le distorsioni non arrivano solo da internet!
    Alle donne di ogni età dico di sorvegliare se stesse: troppo spesso siamo noi, con la nostra soccombenza culturale di fondo, a veicolare i messaggi sbagliati.

  4. luisa mori

    Ottima iniziativa.
    Un’osservazione sulla denominazione:
    “Donne vittime di violenza” o “Violenza maschile sulle donne”?
    Incominciamo già dalla denominazione a far uscire dall’ombra chi la fa e a non umiliare di nuovo le donne come “vittime”.
    Pur essendo appropriata, la parola “vittima” è pesante e potrebbe ostacolare la consapevolezza della donna a riconoscersi come vittima o a diventare “vittima” quando è troppo tardi.

    • Massimo M. Greco

      Siamo assolutamente d’accordo con la problematicità del termine “vittime”. Michela Murgia, nel suo bellissimo libro “Ave Mary” così scrive «Essere identificati come vittime è una condizione che dovrebbe essere transitoria per chiunque, legata a precise circostanze. Non si è vittime per il solo fatto di esistere come femmine invece che come maschi, ma lo si è sempre di qualcosa o di qualcuno. Il tentativo di trasformare le persone in vittime permanenti a prescindere dalle circostanze costringe la vittima al ruolo di vittimizzata, che è un’altra forma di violenza, più sottile e pervasiva, perché impone una condizione di passività che preclude la facoltà di riscattarsi. Il soggetto vittimizzato non può tentare di uscire dalla condizione di vittima, perché intorno ha un intero sistema che gli impedisce di essere qualcosa di diverso».
      Di solito, usiamo in italiano la locuzione “donne che hanno subito violenza” e in inglese “survivors”.

  5. Piera Giacconi

    Molte donne che incontriamo hanno subito violenza. Verbale, fisica, psicologica. Ricatti, stalking, da mariti, fidanzati e padri.
    Per elevata che sia la condizione culturale e sociale di appartenenza, la storia si ripete ovunque.
    Questo comportamento crea bambini spaventati, donne derubate della loro identità, future famiglie con disagi che si perpetuano.
    Possiamo dire basta, scrivere basta, raccontare storie di basta. Alzare la testa e affermare la verità di ciò che siamo. Senza più elemosinare.

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