Ricordo le donne che andavano per campagna a cercare verdure spontanee. Munite di coltellino e grembiule che faceva da sacco, in compagnia o da sole, cercavano, raccoglievano e portavano a casa un bel bottino.
Da noi si trovava la cicoria, ma anche bietole selvatiche che si mangiavano condite con olio e aceto, oppure si utilizzavano per fare focacce imbottite.
Impresso mi è rimasto un gesto. Dopo aver estirpato una piantina, la scuotevano per aria per eliminare la terra. Anche mia nonna “sgrullava” la cicoria per far cadere la terra.
Dove vivo io continuo a vedere donne che in questo periodo van per campagna e fanno la stessa cosa.
Sgrullare: termine di origine toscana, scuotere.
(Mariella Iannicelli)
Non credo proprio che “sgrullare” sia una parola toscana! Semmai appartiene al vocabolario della media e bassa Umbria!
Anche mia madre usava il termine “sgrullare” per indicare di scuotere lo tovaglia, a fine pranzo, dalle briciole di pane. Mia madre è della provincia di Viterbo. Un vocabolo che ho imparato da piccola e che era da tanto tempo che non sentivo abitando da sempre in toscana. Mi ha fatto molta tenerezza ritrovarlo in queste pagine.
La famiglia di mia madre viveva in un piccolo paese dell’alto Lazio, nella provincia di Viterbo, e il verbo “sgrullare” veniva sempre usato quando si doveva rimuovere lo sporco da biancheria e indumenti. E come tante altre parole di questo dizionario sprigiona in me ricordi che credevo dimenticati.
I miei amici a Roma hanno sempre sorriso quando, come dicono i miei genitori originari della provincia di Ancona, mi esprimevo dicendo “vado a sgrullare la tovaglia”. Leggendo questa pagina sento un po’ di ragione dalla mia. Grazie!