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A partire dal mese di novembre 2013, presso l’Università di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “R.Massa”, avrà inizio il Corso di Perfezionamento
Pratiche di narrazione e scrittura
nei contesti di cura, medico-sanitari ed educativi
di cui è responsabile scientifico la dott.ssa Micaela Castiglioni (con il coordinamento di: Micaela Castiglioni, Ivano Gamelli, Elena Manenti, Lucia Zannini).
Per informazioni consultare il link all'università |
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Un'esperienza di scrittura di sé nel disagio mentale - Mariuccia Galati |
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Pagina 1 di 7 UN’ESPERIENZA DI SCRITTURA DI SÉ NEL DISAGIO MENTALE
UN’OFFERTA NARRATIVA
di Mariuccia Galati
Essere una persona è avere una storia da raccontare.
Karen Blixen
LA PREMESSA
Sono una psichiatra e psicoterapeuta (1) e mi occupo di pazienti adulti sia in regime ospedaliero che ambulatoriale.
Ho frequentato la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari e conseguito il diploma di esperta in autobiografia e narrazione di sé con il professor Duccio Demetrio.
Dopo aver fatto l’esperienza personale di scrivere la mia autobiografia o, per meglio dire, una delle possibili autobiografie ho cercato di applicare la metodologia appresa al lavoro con i miei pazienti, apportando di volta in volta alcune modifiche.
Il tipo di patologie per cui ho deciso di utilizzare la scrittura di sé è l’ampio spettro dei disturbi borderline di personalità,e cioè quelle patologie che hanno un particolare impatto sulla memoria di sé o memoria autobiografica e sulla capacità di stare da soli.
Si tratta di patologie che hanno a che vedere con vissuti di vuoto intollerabile, incapacità a sopportare la solitudine, difficoltà a vivere situazioni di riposo, mancanza di un “Io-pelle” protettivo che permetta di ripararsi dal mondo.
Il mio paziente a volte è come se fosse senza pelle, tutto spezzettato, senza un involucro, senza un sé, come lo scudiero Gurdulù del “Cavaliere inesistente” di Italo Calvino, che è privo di un “Io-pelle”e di un involucro, a differenza del cavaliere che è corazzato e così, per un processo di “diffusione d’identità”, diventa tutte le cose che incontra (Calvino I.,1959).
Il paziente che ne soffre vive in uno stato di intrappolamento nel presente e negli stimoli che arrivano dalla realtà esterna senza un filtro, incapace di accedere ad altre parti di sé perché bloccato in una unica immagine di sé. Si tratta di disturbi verosimilmente legati all’effetto di eventi traumatici ripetuti nelle prime età della vita o di un grave evento traumatico nelle età successive, che determinano una sorta di arresto nella possibilità di accedere alla narrazione di sé, che pertanto si manifesta nella forma del resoconto o della cronaca o del copione traumatico. Il paziente rimane fissato su un racconto di sé povero, scarno, ripetitivo. Le vicende narrate, le vicende della memoria, non vengono processate, non esiste un accesso al flusso di coscienza o alla memoria autobiografica, ma il soggetto “intrappolato nel presente” è incapace di vagare nel tempo.
Il paziente si pone in maniera automatica in una sorta di recitazione dominata dalla tendenza inconscia a ripetere un pattern relazionale disturbato e sempre costante; nella maggior parte dei casi è come se ci fosse presente al fianco del paziente che parla di sé una figura affettiva importante dell’infanzia che lo svaluta, considerandolo di volta in volta cattivo, inferiore, incapace. I pazienti borderline sono continuamente esposti al mondo esteriore, sovraesposti, senza riposo, schiacciati sul presente, intrappolati sugli stimoli; sono come un filo di perle sparse: ”la loro esistenza non ha continuità né coesione, proprio come un filo di perle che si sia aperto e di conseguenza le perle se ne stanno li sparse sul pavimento, una una una una…” (Meares R., 2000).
I traumi determinano una disconnessione tra l’individuo e la percezione del tempo: si azzera la consapevolezza di avere una storia, un’appartenenza, un’insieme di legami.
Si vive in un eterno presente; il trauma è un ”tempo zero” azzerante la memoria (Demetrio D.,2008).
Il paziente che soffre di questi disturbi è senza riposo, vive il terrore della solitudine e del vuoto e non può tollerare la noia; scriveva Benjamin: “se il sonno è il culmine della distensione fisica, la noia è quello della distensione spirituale. La noia è l’uccello incantato che cova l’uovo dell’esperienza, il minimo rumore nelle frasche lo mette in fuga” (Benjamin W., 1955).
Il paziente borderline presenta una grave atrofia di un sé privato, espressa dalla percezione di vivere un eterno presente, disancorato da strutture, progetti, finalità. Il paziente segnala spesso la sensazione che la sua vita psichica fluisca come un’emorragia incontenibile di eventi, privi di significati e non conservabili perché non collocabili in un’area interna di raccolta e deposito. La coscienza consiste in una continua capacità di ricordare il presente. La mente sottopone cioè a ripetute ricategorizzazioni le esperienze e le percezioni ed è impegnata nella continua attività di riplasmare e rielaborare il passato e il presente, tramite una ininterrotta opera di accostamento dell’uno all’altro (Edelman G., 1989). La mancanza della capacità di narrare il presente porta a un grave danno della capacità narrativa e autonarrativa, legata a uno scacco della funzione a posteriori, e cioè di quella attività psichica diretta ad attribuire nuovi significati e nuove coloriture emotive a eventi già vissuti (Freud S., 1895). Affinché la rinarrazione del presente possa avvenire sono necessari anche momenti di pausa e di tranquilla riflessione, momenti che il paziente borderline è spesso incapace di vivere per una sorta di impossibilità al riposo (Correale A., 2001).
Il riposo, d’altronde, è spaventoso per il paziente perché lo mette in contatto con quei terribili vissuti di vuoto o con l’intensa sensazione di essere pieno di cose inutili o inanimate, come se, usando l’espressione di Enid Balint: “on being empty of oneself”, fosse vuoto di sé stesso. (Balint E., 1963 ).
(1):L’autrice lavora presso l’Ospedale Classificato“Villa Santa Giuliana” di Verona, U.O.C. di Psichiatria e Psicologia Clinica .
Si tratta di una struttura Ospedaliera dell’Istituto Sorelle Della Misericordia,inserita nella rete pubblica del SSN
L’attività clinica dell’ospedale si ispira al modello teorico della psichiatria psicodinamica ad orientamento psicoanalitico e si occupa di pazienti adulti e adolescenti.
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