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A partire dal mese di novembre 2013, presso l’Università di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “R.Massa”, avrà inizio il Corso di Perfezionamento

Pratiche di narrazione e scrittura
nei contesti di cura, medico-sanitari ed educativi

di cui è responsabile scientifico la dott.ssa Micaela Castiglioni (con il coordinamento di: Micaela Castiglioni, Ivano Gamelli, Elena Manenti, Lucia Zannini).
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La seduzione dell'ulterioritą, di Lorenzo Barani Stampa
Cantieri, Anghiari Settembre 2010

Una seduzione è scattata, la seduzione dell’ulteriorità. Serpeggiava come esigenza di pensiero, non sempre dietro le quinte, dei più significativi interventi cui ho partecipato (venerdì-sabato). Ora è chiaro che, non solo a me, si pone come interlocutoria la seduzione dell’ulteriorità. È un compito da pensare. Il suo punctum dolens è la logica dell’identità e dell’esclusione, la necessità di continuare a mettere in discussione il nodo del Logos dell’Occidente. Come andare oltre la logica (duramente maschilista) della contraddizione, la logica del mio o del tuo, la logica proprietaria, il dominio dell’Economico? Come abitare il paradosso di pensare nella grammatica e nella sintassi della medesima logica da contrastare? Come praticare l’invenzione di altre modalità di pensiero, di altri sentieri – un’architettura timida, una sobrietà nel rapporto con il mondo (non vedo l’ora di leggere La vita schiva di Duccio Demetrio) – senza affrancarsi dalla logica del terzo escluso?
Eppure, questo è il compito – non leggero, ma che promette leggerezza - abitare il paradosso, ascoltare l’aporia di ciò che non si dà come compiuto e stabile, di ciò che non è subito oggettivabile, subito spendibile e consumabile come oggetto. È una grande battaglia che esige le armi della non violenza: la lucidità, l’ironia, lo scarto, l’inventiva, l’attenzione alle modificazioni minime, la timidezza come dispositivo filosofico – anti-armi, in verità, per il Soggetto egemone, performativo, dalla mascella pronunciata; il Soggetto della volontà di colonia.
Quest’anno ai Cantieri anche il femminismo più militante e consapevole mi è parso ricco di morbidezze e aperture che non avevo colto in passato. Sento che qui è un patrimonio prezioso l’arte dell’ascolto dell’altro, è una potenza morbida, per usare un ossimoro; l’ascolto è una strategia che si prende il tempo dei fermenti della complessità, piuttosto del gesto decisivo, decisionista.
Si parla ancora molto di progetti e, ritenendoli alternativi, si tende a sottovalutare la loro appartenenza alla logica dominante. Credo debba crescere l’attenzione alle trasformazioni che sono implicite nelle cose, alle modificazioni che vanno con le loro gambe e, al più, hanno bisogno di essere assecondate, favorite; di processi che abbisognano di solidarietà, di piccoli impulsi di consapevolezza, spintarelle di entusiasmo, piccole correzioni di punti prospettici.
La seduzione dell’ulteriorità, che sboccia dalla ricchezza del reale e dalla sua complessità, va letta come esposizione all’accoglienza dell’evento che sempre piomba dall’alto imprevisto, dice Derrida. Il compito, per mettere mano a un altro mondo, è di programmare programmi capaci di ospitare l’improgrammabile, l’impossibile, l’indicibile, l’ineconomico. Ecco perché la virtù schiva la sa lunga. Un progetto talmente capace di stare nelle cose da arricchirsi dell’imprevisto che piomba in esse. Chi si adombra dell’impossibilità e dell’imprevisto s’involve ancora nel narcisismo e cresce unghie ricurve che s’incarnano.
L’ulteriorità sta a dire che, giovani o vecchi, siamo sempre nel bel mezzo del cammino, nell’inappartenenza del prima e del poi, nell’im-proprietà del tempo dello scatto fotografico, del tempo della scrittura. E tuttavia è bello scrivere, è la grande illusio la scrittura, come presente del passato, presente del presente e presente del futuro, direbbe Agostino. Questo presente, come terzo dell’io e del tu, è l’ulteriorità che importa e che Anghiari deve continuare a intercettare, ad ospitare, ad accudire.
Essere nel mezzo del cammino significa che c’è ancora da pensare, da accogliere. Donare è lasciar luogo al dono imprevisto. Nel pieno non accade dono. Chi è pieno di sé non ha luogo per l’altro. I cantieri sono una grande palestra all’ascolto. Si parla, si parla sine interruptione, ma l’ascolto è trasbordante. Cento orecchie per una lingua.
Anghiari è una grande palestra d’ascolto. Ascoltare non è solo piacevole e istruttivo; è anche faticoso, ma si sa come sono gli esercizi in palestra, si suda e ci affatica, ma poi ci si sente tonici e rupestri, pronti a nuove aperture.
La seduzione dell’ulteriorità è un compito poderoso, al limite dell’impossibile, perciò filosofico. Noi ci auguriamo leggerezza, riso, ironia e filìa (amicizia)– qualità della lunga lena. Abbiamo un incredibile bisogno di ossigeno, di non sentire il fiato sul collo del sistema, noi a cui – paradosso – piace perfino gioire della nostra condizione di timidezza. Siamo architetture timide perciò preziose, siamo luoghi di accoglienza delle dizioni e delle contra-dizioni. Ma nessuno conosce la potenza della nostra resistenza.

Lorenzo, Modena, 5 settembre 2010
 
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