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A partire dal mese di novembre 2013, presso l’Università di Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “R.Massa”, avrà inizio il Corso di Perfezionamento

Pratiche di narrazione e scrittura
nei contesti di cura, medico-sanitari ed educativi

di cui è responsabile scientifico la dott.ssa Micaela Castiglioni (con il coordinamento di: Micaela Castiglioni, Ivano Gamelli, Elena Manenti, Lucia Zannini).
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Rossano Ghignoni raccontato da Andrea Sacchet Stampa
A me vengono in mente anche le cose più semplici che rendono piacevole la vita, come la festa di S.Martino a novembre, che è la festa dove si assaggia il vino nuovo e l’olio nuovo, la festa dei bringoli, questo piatto di pasta tipica di Anghiari.
O mi viene in mente ancora la mostra fotografica che ho organizzata quest’inverno, una mostra che parlava di terrorismo e che era stata già esposta qui ad Anghiari trenta anni fa nell’ambito di un Premio di cultura molto importante, sia nazionale che internazionale, e che è stato fatto per dodici anni e ha fatto venire ad Anghiari personaggi importanti come Veronesi, Benigni, Pedro Mayer, che era un grande fotografo messicano, e tanti altri personaggi, nell’ambito di questo Premio, di cui uno degli organizzatori era un grande giornalista del Corriere della sera, Gianfranco Vené, fu organizzata una mostra degli anni di piombo, degli anni del terrorismo dal 1969 al 1979, da piazza Fontana a poco dopo la morte di Moro e poi questo materiale è rimasto per trent’anni dentro gli uffici comunali senza che nessuno lo ricercasse.
Io ho visto che in questi ultimi tempi spesso escono articoli che parlano delle BR, e credo che molti giovani d’oggi neanche sappiano chi sono stati (anche se nessuno sa in realtà chi sono stati) e allora ho pensato di riproporre queste foto che erano state fatte dai fotoreporter dell’epoca che seguivano e documentavano i fatti di sangue. Foto che sono uscite poi su tutti i giornali e sui quotidiani. È stato un evento molto bello, molto interessante, mi è piaciuto molto, mi ha dato molto orgoglio averlo potuto fare.
Spero che sia stata una cosa che ha lasciato un segno, anche se oggi viviamo in un mondo dove le cose passano in fretta, dopo tre giorni ci dimentichiamo tutto quanto; però soprattutto la mia intenzione era quella di riportare alla memoria il Premio internazionale di cultura con la speranza che non si dimentichi questa frase che appare scontata, che diciamo tutti quanti - ma che poi dovrebbe diventare anche realtà – e cioè che “senza cultura non si può fare niente” perché quando davamo importanza alla cultura riuscivamo a fare queste cose, riuscivamo a discutere anche del terrorismo durante il terrorismo. Oggi non so se siamo più in grado di fare una cosa del genere, ci allontaniamo sempre più dalle origini, dalla importanza di queste manifestazioni; è un mondo dove tutti quanti siamo abituati a sentire al telegiornale le decisioni di questo o quel politico e siamo abituati ad accettarle con una stretta di spalle mentre mangiamo la minestra o mentre fumiamo una sigaretta. Ma non ci dobbiamo dimenticare che c’è stata gente che ha combattuto per avere una parvenza di stato giusto, libero, equo (senza entrare nel merito se ha fatto bene, senza entrare nel merito se ha fatto male), però l’indifferenza in cui viviamo oggi è una cosa pessima per il nostro mondo. E quindi questa mostra come potente mezzo di provocazione. Naturalmente non sono cose che ho divulgato apertamente perché insomma ognuno deve recepire quello che vuole; può essere scandalizzato, può essere anche contento perché magari ha dei bei ricordi personali legati a quel fatto lì. Un ex carabiniere che è un mio cliente, si ricordava di quando da giovane militare era a Genova e ricercava il giudice Sossi. Sono venute fuori tante cose di diverse nature. Io spero che sia arrivato a qualcuno anche un po’ di quello che io volevo intendere. Lo spero.
Siamo a un punto in cui ci dobbiamo anche scandalizzare, un attimino, far valere i nostri valori insomma, sennò rischiamo di diventare dei barbari.



 
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