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Marta Severi raccontata da Antonio Ceglia |
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Pagina 1 di 4 MARTA SEVERI
Oggi: incrocio tra passato e futuro
a cura di Antonio Ceglia
Il giorno 15 gennaio 2011 sono andato, per conto della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, ad intervistare la signora Marta Severi. Una signora anghiarese molto disponibile e cordiale. Essa abita nel centro storico del paese, denominato Poggiolino, in una casa antica le cui finestre mostrano una veduta splendida sulla piana di Anghiari. Quella vallata storica che fu teatro della famosa battaglia di Anghiari dipinta da Leonardo e raccontata da Machiavelli.
Quando ho concordato di fare l’intervista, seguendo un canovaccio che avevo preparato, essa mi ha donato un libro di memorie anghiaresi intitolato “La mia vecchia Anghiari”. Questo libro contiene aneddoti e poesie scritte da Galliano Calli, zio del marito, morto all’età di 93 anni.
Raccontare se stessi, narrare la propria storia è una forma di comunicazione molto difficile. Se poi è una donna a raccontare i ritagli della propria vita ad uno sconosciuto, penso che sia un’impresa ancora più ardua.
Pensavo di provare disagio ed arrecare imbarazzo alla signora Marta. Ma non è stato così. La trama della sua vita l’ha dipanata col sorriso sulle labbra e con estrema leggerezza.
Non c’è stata alcuna barriera tra noi. Essa a riempire ed io a raccogliere nel cesto delle emozioni quei frammenti che hanno composto il collage che poi ho ricostruito e restituito con affetto, facendo attenzione a non deturpare i momenti belli della narrazione così delicatamente a me donati.
La mia infanzia
“Sono nata e vivo ad Anghiari, così come i miei genitori. Abito da sempre nel centro storico. Ricordo che c’è stato un periodo durante il quale i giovani che si sposavano preferivano abitare una casa nuova. Naturalmente queste case venivano costruite al di fuori del centro. Anzi alcuni di loro addirittura preferivano vendere la casa vecchia appartenuta ai genitori per un’abitazione nuova.
La mia infanzia la ricordo con nostalgia, anche se allora si era un po’ poveri. Non che ci mancasse di che vivere, ma nel dopoguerra mancava un po’ a tutti qualcosa.
Sono andata alle scuole superiori a Città di Castello: le elementari e le medie le ho frequentate qui ad Anghiari. Ricordo i sacrifici che ha sostenuto mia madre per mandarmi a scuola, anche se in quel periodo era una normalità per tutti.
Mio padre, che lavorava in una falegnameria nella parte bassa del paese, aveva comprato casa e, nel momento in cui fallì la bottega, fu costretto ad emigrare per due anni in Francia.
In quel periodo frequentavo la seconda media. Mi recavo a scuola con un gruppetto di quattro o cinque ragazzine della mia età. Si andava a scuola e nel cestino portavamo due fettine di pane. E a giorni alterni il companatico era rappresentato da una frittatina o da una fettina di mortadella. Guardavo le altre, che forse non avevano da comprar casa, che stavano meglio e avevano la possibilità di comprarsi la “ciaccia fritta” o un gelato se s’era d’estate.
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